Reviews AEDI MET
HEIDI
Il Mucchio
Quando un album funziona e
un gruppo ha talento bisogna dirlo.
E ci sono pure diversi punti che dimostrano come questo “Aedi Met Heidi” sia
un disco capace di risvegliare l’entusiasmo ingrigito da troppi ascolti
mediocri.
1) È ambizioso: non è facile ascoltare lavori capaci di mischiare alle
suggestioni di un’indie “canadese” (Broken Social Scene, Stars) alle
astrazioni sonore di area Kate Bush e uno sperimentalismo istituzionalizzato
da Björk e risultare credibili.
2) È suggestivo: i landscape sonori costruiti dalla band creano un universo
di riferimento multistrato e in grado di offrire notevoli hook
all’ascoltatore attento.
3) Le canzoni girano bene. Nella ricerca di una melodia insolita, gli Aedi
non cadono nel grottesco neobarocco, ma finiscono per citare quella ridda di
influenze e veicolarla in canzoni che mantengono ferma e forte la propria
identità.
4) È presentabile. Se all’estero ascoltassero un disco del genere, avrebbero
lo stesso tipo di reazioni provate per gente tipo Beatrice Antolini: si
tratta di un’opera che se fosse uscita a nome – facciamo un esempio – St.
Vincent, avrebbe guadagnato una buona attenzione e visibilità.
5) È imperfetto e non si compiace di cercare la perfezione. Questo è un
merito perché se è vero che la bellezza sta nello scarto che separa la
maniacale perfezione della tecnica dal fuoco musicale che brucia dentro,
allora “Aedi Met Heidi” ne è pieno.
Hamilton Santià
http://www.ilmucchio.it/fdm_content.php?sez=scelte&id=1612&id_riv=82
Rockit
E' il sole in standby tra picchi di nuvole rosa, lo sguardo di neve che
eppure trasmette calore, Macerata come Alpi sognanti e corse tra prati
interminabili di infinite pendenze. E' il puro stupore dell'occhio attento,dreampop leggero
e lucido come porporina che abbraccia tagli progressivecon
repentini cambi e crescendo che si smorzano in metodica calma, e una voce
meravigliosa che sposa l'inciso impalpabile di Kate
Bush con
la profondità dei paesaggi vocali di Elizabeth
Fraser.
E tra le chitarre luminose di "She is happy" che sul finale diventa davvero
irresistibile, lo splendore denso di gioia e grida assolate accompagnato da
tastiere e flauti di talco e miele di "Heidi", l'attesa compiaciuta e in sé
piacevole di "Peter and Clara", la fantastica "Black keys" (vorrei dire il
brano più bello, ma è dura scegliere) che si riempie lentamente di suono per
poi spegnersi in sussurri, questo disco si fa abbracciare subito, appassiona
e conquista con facilità, impossibile evitare un fulmineo innamoramento.
Cos'altro aggiungere? I really really love that mood.
Margherita Di Fiore
http://www.rockit.it/album/14204/aedi-aedi-met-heidi

Indie-Zone

Gli Aedi vengono da Macerata e, se un po’ si conoscono
quelle zone, la cosa risulta tutt’altro che strana. Paesaggi collinari
meravigliosamente brulli, selvatici quanto basta da tener lontano artifici e
turismo di massa, con quella gente e le loro facce aperte, come consapevoli
in cuor proprio di abitare il cuore puro e sincero del Bel Paese.
Sincerità e purezza che gli Aedi riversano in dosi massicce in questo
esordio, giocosa sinfonia pop-rock che guarda alle sonorità nord europee con
i piedi ben piantati nelle Marche. Un disco concepito come esaltazione
sonora del sogno, in cui arpeggi pianistici si alternano e spesso si sommano
a chitarre robuste ( esemplare On the second floor), su impianto ritmico
up-tempo di matrice indie rock come a garantire onirica spensieratezza. She
is Happy è l’equivalente di una filastrocca per bambini, di quelle che, se
guardi bene, ci trovi anche un bel po’ di malinconica poesia.
Peter and Clara getta più di uno sguardo alla sperimentazione giocattolosa
di scuola Mum e prima della fine (the history of a funky nanny goat ) c’è
spazio anche per fughe chitarristiche in odore di post rock, a completare un
disco inconsueto alle nostre latitudini, eppure paradossalmente così legato
alla magia dei territori di cui è espressione. Terapeutico.
Carlo "Ace" Venturini
http://www.indie-zone.it/r.asp?id=3128
Italian Enbassy
Evviva le coproduzioni,
quando servono a ovviare le note difficoltà del far uscire dischi, unendo le
forze. Nasce così da una settimana anche “Aedi met
Heidi”, ambizioso parto della band marchigiana promosso da Gratis
Produzioni, Seahorse e Mukkake
Agency:
chissà cosa si sono detti, lassù sulle montagne, con l’eroina dei cartoni…
Melodie quasi mai scontate, ritmi uptempo, l’album che segue l’EP “Polish”
del 2009 si inserisce nel solco dreampop senza vietarsi esperienze degeneri
nè seguire un filo preciso. Alla descrizione corrisponde anche l’artwork
curato da Luigi “Muhe” Cozzolino degli El-Ghor, mentre già lunga è la lista
delle date live che li porteranno in tutta Italia fino alla primavera e
oltre, grazie al booking di Forears.
“Aedi met Heidi” presenta un canto femminile esile e modulare che sormonta
strutture indierock continentali abbastanza codificate nel tempo, ora in
simbiosi ora in viaggio separato dalla voce, con saporiti intrecci
elettroacustici e momenti d’amnesia. Delicato e ruvido, arpeggiato (Peter
and Clara) o svelto (Black keys, sulla rotta degli Arcade Fire
ai minimi termini), l’album mantiene una tensione internazionale palpabile e
un apprezzabile songwriting: richiede molti ascolti anche se non è
propriamente di quei pochi contemporanei che verranno salvati dalla prossima
alluvione nell’isola deserta.
Enrico Enver Veronese
http://www.italianembassy.it/aedi-sembra-latte-di-nuvola/

Rock Revolution
Avete presente quella sensazione
che avvolge con calore e trasporta in un viaggio epico e fantastico, un
ambiente surreale dove i suoni e le vibrazioni si trasformano in forme tanto
naturali quanto astratte, come un filo di vento, l’odore del mare, la
luminosità della neve, la freschezza dell’aria..“Aedi
met Heidi” è tutto questo e gli Aedi, sono scrittori, poeti, cantastorie, o
semplicemente dei musicisti che hanno trovato una via alternativa su cui
porre le basi della propria musica e solidificarla, plasmarla, per prenderne
il pieno possesso e creare un lavoro grandioso e unico. Senza voler
esagerare in merito, diciamo subito che sensazioni così piene riescono a
scavare nell’animo di chi ascolta, permettendo di vivere la musica con gli
Aedi. La splendida voce di Celeste penetra profonda e fluisce indisturbata
finchè le nostre menti si aprono e lasciano libero accesso alla fantasia.
Ambienti fiabeschi in cui l’ingenua fanciulla come Biancaneve inconsapevole
della vicinanza del suo principe, canta e si libera di ogni pensiero e
paura, aprendo il cuore alla natura ed agli esseri naturali che la
circondano e la avvolgono. Una ventata di calda primavera dopo un freddo ed
oscuro inverno, lo splendore del sole dopo un giorno cupo e di pioggia,
l’appiattirsi del mare dopo un forte temporale. Ecco come ogni brano
trasforma i suoni in ambienti e serenità.
La tecnica compositiva è impeccabile, unica e personale. La band ha giocato
bene durante questi anni e dopo diversi esperimenti ha trovato la strategia
per fare centro. “Aedi met Heidi” è un album che di banale e scontato non ha
nulla, un disco che racchiude un innocente e genuino Rock/Pop, trasformato e
perfezionato con attenzione e cura, studiato per avere classe, eleganza e
raffinatezza e poi posizionato su un piedistallo per essere osservato e
sorprendere i visitatori…
Suscitare così tante emozioni insieme non è facile ed è lo scopo di ogni
artista, in ambito musicale, poetico, monumentale ed in ogni genere di arte.
Ecco perchè definiamo gli Aedi come dei grandi artisti che ci auguriamo non
incontrino difficoltà lungo il loro percorso musicale.
Particolari complimenti da Rock Revolution
Ida Parlavecchio
http://www.rockrevolution.it/3162/recensioni/gli-aedi-esordiscono-con-aedi-met-heidi.html#more-3162
Rockambula
Gli Aedi, gruppo di Macerata, pubblicano per la Seahorse Recordings, Aedi
Met Heidi, un album che pare uscire da un lunghissimo sogno. Una favola
narrata per attirare più orecchie possibili senza motivo di distogliere,
neppure per un secondo, l'attenzione da ciò che questo disco riesce a
trasmettere. Sono musiche dinamiche e mai banali, intrecci di strumenti che
prendono fiato in una voce femminile quasi inafferrabile. L'atteggiamento è
di stampo Brit, con melodie in perfetto stile carillion emozionale. Dieci
brani che risultano, da vicino, ben eseguiti e strutturati, senza annoiare o
cadere in stupidi ritornelli già risentiti. L'originalità di questo progetto
va premiata e seguita senza ombra di dubbio.Davvero un bel capitolo questo.
Paolo Pavone
Voto: 4/5
http://www.rockambula.com/recensione.php?review_id=1092
SentireAscoltare
Dopo l'autoprodotto The
Adventures Of Yellow del
2008 e l'apprezzato Polish
EP dello scorso
anno, gliAedi -
un nome come minimo evocativo... - si accasano presso Seahorse e sfornano
questo Aedi
Met Heidi che
in sostanza è il loro debutto ufficiale (se tale categorizzazione ha ancora
un senso). Approccio fiabesco e turbe indie, memorie punk che si sono fatte
un giro tra cartoon preadolescenziali, particelle art-folk sbocciate su
praticelli spazzati da brezze wave, tutto un giocherellare nel giardino diKate
Bush con balocchi Cranberries e Mùm,
ma con la serietà di chi a certi sogni ci crede.Mantenendosi in equilibrio
sul crinale tra affabilità e bizzarria, tra delicatezza e veemenza (vi basti
sentire Geometric
Plane e On
The Second Floor), mescolando carte con disinvoltura bjorkiana però
addomesticata Delgados,
questo quintetto da Macerata prova a dire la sua in un ambito relativamente
inesplorato alle nostre latitudini (quali compagni di avventura ideali mi
vengono in mente solo iGrimoon).
In bocca al lupo. (7.0/10)
Stefano Solventi
http://www.sentireascoltare.com/recensione/7905/aedi-aedi-met-heidi.html
Osservatori Esterni
Macerata Reykjavík solo andata
Non solo carezze glaciali o reminiscenze folk
nordiche in questo debutto ufficiale degli Aedi,
ma anche tante belle melodie e contaminazione musicale. Dopo un disco
autoprodotto e un E.P. datato 2009, il quintetto maceratese ha testato e
approvato una nuova formula, quella ipotetica di una cucina che partendo dai
banchetti magri in stile Reykjavík approda a buffet ben più prelibati, che
mischiano ritmiche à la Arcade Fire a spruzzate di popular music.“Aedi
Met Heidi” si
distingue per un lavoro curatissimo su art work e arrangiamenti, il vero
pezzo forte se si tiene conto del “solo” lavoro di squadra. Ma nel calcio
come nella musica la differenza la fanno spesso i solisti, ed è impossibile
non spendere due parole sul talento eccezionale della singerCeleste
Carboni, ineccepibile sia su disco che in sede live. Il suo è un
cantato capace di avventurarsi su qualsiasi vetta, di scendere, risalire e
sbucciarsi le ginocchia come una ragazzina su una giostra per bambini al
crepuscolo di un pomeriggio d’autunno. Predente come esempio “On
The Second Floor”, brillante cavalcata sulla scia di un folk rock di
nuova generazione: si possono appuntare, al suo interno, 6/7 soluzioni
vocali differenti, una per ogni frangente, una per ogni cambio di marcia,
che siano urla rabbiose o lamenti stonati, dolci, potenti, sussurrati. Una “Highway
Star”convertita all’aria di montagna. E poi ci sono i potenziali
singoli, “She
Is Happy” finirebbe dritta
nella top ten dei rivoluzionari dell’entroterra, mentre “Monster” si
distingue per un andamento vivace ed estremamente dinamico (ottimi gli
intrecci di chitarre). “Black
Keys” è la vera perla del
disco, melodia di pianoforte che marcia – in un ipotetico testa a testa –
con l’orchestrina canadese più in voga del momento. La singer Celeste
Carboni si diverte a giocare con sé stessa: prende la sua voce,
l’attorciglia, la trascina. Infine ci fa un bel nodo.“Peter
And Clara”, “Geometric
Plan” e la chiusura con spaventosa ghost track in stile “Profondo
Rosso” di “Tin
Tun Tan” sono tre momenti
d’ispirazione folk nordica (quasi a voler rendere palese la propria fonte
d’ispirazione), dove l’utilizzo impeccabile degli strumenti a giocattolo
azzarda un incontro ravvicinato coi “lontanissimi” Mum,
richiamando però l’attenzione della “vicina di casa”Beatrice
Antolini. “The
Hystory Of A Funky Goat” è
un titolo che manderebbe in visibilio l’abile polistrumentista
marchigiana.Se i Sigur
Ros sono la vostra
ragione di vita ma in Islanda non ci potete arrivare, Aedi è il fiume più
vicino a cui pescare.
http://www.osservatoriesterni.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1170:aedi-qaedi-met-heidiq&catid=38:novita-discografiche&Itemid=54
Voto: 7

Hate TV
Gli Aedi vengono da Macerata, anche se sarebbe difficile immaginarlo
basandosi solo sull'ascolto della loro musica, e Aedi met Heidi è il loro
debutto per l'etichetta Seahorse Recordings, dopo l'autoprodotto The
adventures of yellow e l'Ep Polish.
Già dal nome si capisce la loro volontà di raccontare storie e leggende
attraverso la musica, gli aedi erano una figura del mondo greco con una
funzione fra il sacro e il profetico, raccontavano gli antichi poemi e
attraverso il canto tramandavano antiche tradizioni e leggende.
Tornando al disco e ai nostri Aedi, si può dire che sicuramente è musica dal
carattere fortemente internazionale con un occhio soprattutto alla
floridissima scena Islandese, quindi un poco più a nord di Macerata, con
influenze che si possono ricercare nel post rock dei Sigur Ròs ma
soprattutto dei Mùm, e negli arabeschi vocali di Bjork, sicuramente una
delle voci femminili più influenti nella musica indipendente moderna, che è
insieme a Kate Bush la cantante più vicina allo stile della bravissima
Celeste Carboni, vero e proprio valore aggiunto della band.
Il disco regala circa 40 minuti di musica gioiosa e spensierata, grazie ad
una sezione ritmica quasi sempre uptempo e pulsante, chitarre e tastiere
atmosferiche e sognanti e una voce atipica, che rende il tutto originale e
dà agli Aedi un forte carattere di unicità nel panorama musicale odierno.
Volendo etichettarli con un genere preciso si incontrano difficoltà, la loro
musica è una perfetta commistione di post-rock, pop e folk che sfugge ad una
catalogazione ferrea che spinge la musica a settorizzarsi sempre più,
rendendo, purtroppo, le commistioni fra generi diversi sempre più rare.
I pezzi più riusciti sono She is Happy, Black Keys e The History of a Funky
Nanny Goat, ma c'è da dire che ogni canzone è una storia a sé, ha
caratteristiche diverse ed è a suo modo piacevole, fresca ed originale, con
l'unico filone comune della gioia espressa dalla musica, grazie a questa
estrema varietà il disco riesce a non annoiare mai, proponendo sempre
soluzioni diverse all'ascoltatore. Più che un lungo poema è paragonabile ad
una raccolta di racconti, tante piccole gemme eterogenee che vanno a
costituire, dopo più ascolti, un discorso musicale più ampio che può essere
colto nella sua interezza come essere analizzato pezzo per pezzo.
Gli Aedi sono l'esempio di come ormai Macerata e Reykjavik non siano poi
così lontane. Riescono a sfornare un disco grandioso, dall'appeal
internazionale e che riesce ad unire perfettamente immediatezza d'ascolto ed
espressività senza mai scadere nel banale e proponendo musica di qualità con
soluzioni decisamente personali ed innovative.
http://www.hatetv.it/articoli_detail.php?ID=1705
Ondalternativa
Tornano con un'altra uscita firmata Seahorse gli Aedi che, dopo
l’autoproduzione di “The Adventures Of Yellow” e l’apprezzato “Polish EP”
debuttano ufficialmente per l’etichetta con il loro primo disco ufficiale,
dal divertente titolo “Aedi Met Heidi”.
Un disco, quest’ultimo, che sottolinea in tutto e per tutto l’ormai
raggiunta maturità per la band che è riuscita a confezionare un disco a
tutto tondo. Alla screziata voce di Celeste Carboni, che ammalia in
interludi intimistici e delizia nei leggiadri ritornelli, si uniscono Paolo
Ticà, Jones Piu, Claudio Innamorati e Filippo Tacchi che completano con una
ricca strumentazione un quadro ben definito. Costruito su strutture dense e
tappeti sonori ben intrecciati e solidi, l’album sviluppa atmosfere che
hanno del fiabesco e contrastano sul background indie rock al quale vanno
però ad aggrapparsi con naturalezza.
I cinque di macerata ci portano in un viaggio di dieci brani, per circa
quaranta minuti di spensierate divagazioni (“Black Eyes”, “She is happy”) e
giocosi scambi pop e rock (“Geometric Plane”, “The history of a funky nanny
goat”) che fanno divertire e trascinano, al contempo. Un disco che trasmette
tutta la profondità creativa del quintetto che, senza nessuna voglia di
strafare, trascinando appieno l’ascoltatore nel suo mood.
Ancora una volta, bravi.
Voto: 



Alessandra Sandroni
http://www.ondalternativa.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=4434
Spazio Rock
Partiamo da un presupposto: se le rock band al femminile più interessanti ed
originali, nella stragrande maggioranza dei casi, provengono da paesi
nordeuropei o tutt'al più dagli Stati Uniti, gli Aedi rappresentano la
classica “eccezione che conferma la regola”. Italiani 100%, ma
internazionali nell'attitudine, i Nostri nascono in quel di Macerata ed
attraversano in brevissimo tempo una gavetta che li consacra nel gotha delle
realtà indie più interessanti degli ultimi anni. Questo loro primo full
length ufficiale giunge a due anni di distanza dal loro esordio
autoprodotto, “The Adventures Of Yellow”, e ad un solo anno da “Polish”, EP
che li ha condotti presso la corte della Seahorse Recordings, casa di alcune
tra le migliori formazioni indie rock del nostro paese (Blessed Child Opera
e Marlowe tra gli altri).
Un'occhiata non troppo distratta alla copertina di “Aedi Met Heidi” serve a
farci prendere confidenza con il piccolo viaggio che stiamo per
intraprendere. Una fanciulla tratteggia con una piuma il titolo dell'album;
sullo sfondo uno scenario fantasioso ed intrigante. Premiamo il tasto
“play”... I toni pacati di un'intro a cappella (“Easy Easy Tale”) ci
catapultano in una dimensione fanciullesca, tra candide nuvole e praticelli
in fiore, dando inizio alla magia. Le chitarre di “On The Second Floor”
irrompono per un breve istante, per poi riconsegnarci alla delicata ugola di
Celeste Carboni e alle sue tastiere spensierate, senza dubbio il piatto
forte del brano. La musica dei Nostri potrebbe essere l'ideale colonna
sonora della caduta di Alice nel buco del coniglio: adrenalina, paura,
stupore... e come d'incanto ci ritroviamo a volare sulle note di “She Is
Happy”, incastonata in un bellissimo crescendo di chitarra e pianoforte,
come sempre scortati dal soave falsetto della cantante (non dimenticatevi di
assaporare il video che accompagna magistralmente il pezzo).
Nuovi attimi di delicatezza ci vengono offerti da “Peter And Clara” e “Monster”,
un piccolo gioiello indie. Il colpo di fulmine arriva però con “Black Keys”,
per via della sua struttura semplice ma avvolgente, non priva di qualche
rimando ai Sigur Rós più modesti (impossibile non innamorarsi di quella
chitarra zanzarosa che sbarazzina s'insinua tra il riff di pianoforte e gli
eterei vocalizzi di Celeste). Altre suggestioni bambinesche e
sperimentazioni di scuola scandinava fanno capolino in “Geometric Plane”,
dove tastiere, clarinetti e chitarre giocherellano senza tregua deliziando
le nostre più intime percezioni. Un breve intermezzo (“Heidi”) ed è di nuovo
estasi: “The History Of A Funky Nanny Goat” possiede il fascino autunnale
dei The Gathering e quel pizzico di follia che in Islanda consacrerebbe
questo disco e questa band come un piccolo universo a sé stante.
Il dream pop trasognato di “Tin Tun Tan” ed un bizzarro assolo di clarinetto
chiudono in maniera degna una delle più sensazionali sorprese dell'anno che
ci siamo appena lasciati alle spalle, lasciandoci con una brillante promessa
per il futuro della musica più candida ed innovativa. 7.5
Marco Belafatti
http://spaziorock.it/recensione.php?&id=1599
Shiver
Sono giorni che continuo a ripetermi “Gli Aedi vengono da Macerata e non
dall’Islanda, Gli Aedi vengono da Macerata e non dall’Islanda, Gli Aedi
vengono da Macerata e non dall’Islanda”, nonostante il mio mantra mentale
più ascolto il primo album Aedi Met Heidi più ho l’impressione che la band
sia compaesana di quei musicisti abituati a periodi di luce anche di notte i
quali sono anche gli artefici di un genere musicale tanto ipnotico quanto
suggestivo.
In qualche maniera anche la musica degli Aedi rimanda a quei paesaggi
nordici e ghiacciati, già dal primo brano “Easy easy tale” sembra di
ascoltare un brano delle Amiina; meno di un minuto nel quale voci angeliche
si rincorrono senza una base musicale, essendo esse stesse musica,
fortunatamente il gruppo maceratese non sembra interessato a proporre musica
da sbadiglio (cosa che invece le Amiina, con il primo album, procuravano) è
già la successiva “On the second floor” schiaffeggia il minuto precedente
con un riff improvviso che sporcherà per tutta la durata il brano il quale
cambia umore in continuazione; si apre con una chitarra tesa ma stoppata
dopo meno di un minuto facendo confluire la voce ed un pianoforte calmo e
rassicurante; tutto pulito e cristallino se non fosse che nei cinque minuti
e rotti si alternino aggressività e dolcezza a creare un piatto esotico
dallo strano sapore; buono ma ci devi fare l’abitudine, soprattutto all’uso
della voce di Celeste Carboni, e sarebbe proprio il caso di dire nome omen
visto che il cantato di Celeste è pulito, a sprazzi simil-operistico e più
in generale debitrice, per estensione, all’ugola incantatrice di Kate Bush.
Pochissime le chitarre distorte nel cielo limpido degli Aedi, lampi shoegaze
veloci e pungenti in “History of a funky nanny goat” ed in “Geometric Plane”
nelle quali il piano viene maltrattato dolcemente verso il finale. Invece in
“Monster” le chitarre sono stalattiti trasparenti il cui freddo corpo è
formato anche da gocce di gockenspiel. Per il resto dei brani le chitarre
avranno un parte da co-protagoniste, anche se di gran rifinitura, dato che
il ruolo principale è affidato alle tastiere soprattutto nei brani “She is
happy”, “Black Keys” ed “Heidi” con le quali la band mostra un apertura
solare ed estremamente gioiosa dimostrando che non solo Jonsi riesce a
scrivere pezzi come “Go do” o “Boy Lilikoi”. Tutto l’album è intriso di quel
delicato Icelandic-pop che passa dalle orecchie al cuore senza troppi giri
di parole (e di suoni). Si arriva così all’ultimo brano dal
titolo-filastrocca “Tin Tun Tan” nel quale vive una prima parte con una
registrazione scarna di solo piano e voce; tutto molto lo-fi ed invernale ma
via via la traccia diventa più organica e vibrante arrivando a lambire di
slancio le aurore boreali sigurrosiane.
Questo è un disco che ti introduce in quei luoghi tanto vasti quanto
incantevoli dove la natura non fa sconti, bella ed estrema ci mette un
attimo a stordirti con il suo fascino per poi lentamente ingoiarti senza
nemmeno chiedere il permesso per farlo.
Antonio Capone
http://www.shiverwebzine.com/2011/01/12/aedi-aedi-met-heidi-2010-seahorse-rec/
Alone Music
Ci sarebbero un'infinità di cose da scrivere su questa fantastica
formazione, e spero di riuscire ad imprimere nelle parole tutta
l'ammirazione e la gioia che ho provato nell'ascoltare questo disco, “Aedi
Met Heidi”. Come molti probabilmente, non avrei mai pensato che si trattasse
di Artisti italianissimi (sono di Macerata) perchè, diciamola tutta, non è
semplice trovare gente capace di sperimentare, di buttarsi e proporre cose
del tutto fuori dall'ordinario. Non appena la prima traccia ha cominciato a
girare e la voce splendida di Celeste Carboni ha raggiunto le mie orecchie
mi sono detta “ma questa è la Bjork di öll Birtan dell'album Medulla...”, e
già i brividi; poi è diventata altro, una Tori Amos più brillante (per
citare, parafrasando, la nostra Susanna Gattuso).
Ogni canzone è una piccola perla che contribuisce a rendere più luminosa la
precedente e la successiva, creando un vortice dal quale uscire diventa
difficile, così come è difficile per me scegliere una “preferita”. Ho avuto
una reazione simile per un'altra artista italianissima che tanto italiana
poi non sembra, Beatrice Antolini, e gli Aedi fanno sicuramente parte di
quei piccoli genietti che il nostro paese ogni tanto ci regala, facendoci
tirare un sospiro di sollievo per la consapevolezza di essere in grado di
non sfornare solo Marchi-Carta e Amici di Maria.
Per dirla tutta, ho usato l'album come sottofondo, come compagnia durante la
post produzione di alcune foto che ho realizzato e magicamente la mente si
muoveva a ritmo della loro bellissima musica... Forse sono riuscita a
trovare (o forse loro hanno trovato me) un gruppo che mette in musica il mio
mondo, le mie fantasie, senza dover andare troppo lontano, senza andare in
Islanda, per esempio. Anche perchè il freddo proprio non lo sopporto.
Monica Alagna
Voto
8,5 su 10
http://www.alonemusic.it/section.php?article=1776§ion=recensioni
( jukebox all'idrogeno )
L'atmosfera fiabesca e onirica è l'aspetto che contraddistingue di più il
sound di
questo gruppo, originale nella sua proposta che definirei new wave/bucolico
dai sapori nordeuropei e reminiscenze progressive.La voce femminile è molto
espressiva nel disegnare fascinosi paesaggi sonori, la band evitando
saggiamente inutili virtuosismi è abile a modellare trame sonore mai banali,
concentrata a raggiungere il giusto climax nei brani spesso introspettivi e
dagli arrangiamenti anche bizzarri e giocosi.
Riuscite ad immaginare un gruppo che sappia coniugare gli Arcade
Fire+Cocteau Twins+Kate Bush+Genesis+le produzioni di Brian Eno ?
Francesco Zeffiretti
Stordisco
Gli Aedi sono una delle realtà più interessanti e deliziose del panorama
musicale nostrano. Questo è un disco uscito l'anno scorso. Un nuovo
punto di partenza per la band. Sono state spese molte belle e meritevoli
parole per questi marchigiani e personalmente non posso esimermi, seppur
in ritardo, dal parlarvi di quest'opera. Metto su questo disco, chiudo
gli occhi e si parte. Un viaggio epico che trasporta in territori
surreali, calorosi. "Aedi met Heidi" è una fiaba, un percorso
incantevole le cui coordinate puntano al nord Europa, alla cara Islanda
di Jonsi, Bjork, Mum. I loro live sono qualcosa di emozionante e
coinvolgente. Rosico ancora per aver perso per ben tre volte la
possibilità di vederli negli ultimi due mesi.
Oltre ai momenti di matrice folktronica (She is Happy, Peter and Clara,
Black Keys) non mancano quelli più energici da turbamento indie-rock (On
the Second Floor) e di aggressione post (The History of a Funky Nanny
Goat). La bellissima voce di Celeste riempie gli spazi compositivi come
solo la musa ispiratrice dell'artista più eccentrico riesce.
L'esaltazione del sogno; per una volta finalmente si può parlare di
percezione onirica intesa come qualcosa di positivo e affascinante.
Questo album non porta alcun turbamento al suo interno; ci troviamo di
fronte ad una bellissima terapia dell'anima. Sensazioni magiche,
giocose, intime. Melodie poetiche che quando pensi di cogliere il fondo
di malinconia che sopra vi anela, sei stato già soggiogato e commosso
dall'enormità di questa musica. Le nostre menti si schiudono totalmente
e diamo libero sfogo alla nostra fantasia. Quaranta minuti di serenità
da una vita opprimente e frenetica. Per una volta possiamo tornare ad
essere puri. Come quando da piccoli non andavamo a letto prima che i
nostri ci leggessero una storia e questi imbrogliavano sempre saltando
le pagine che tanto noi già dormivamo da un pezzo. Il filo conduttore,
il richiamo persistente è quello di una sorta di paese delle meraviglie
tra gioco, pazzia, colori accesi e splendidi paesaggi illuminati. Un
album toccante, idilliaco, piacevole e ben riuscito dalla prima
all'ultima traccia che consiglio di far ascoltare anche ai vostri bimbi,
prima di lasciarli tra le braccia di Morfeo.
Voto:◆◆◆◆◆
Michele Montagano
Rockshock
Gli Aedi vengono da
Macerata ma le loro coordinate musicali si pongono moooolto più a nord.
Dopo un album di debutto e un Ep, questa terza prova (ma prima quanto a
distribuzione nazionale), Aedi Met Heidi, convince e sorprende.
Faccio subito opera di metamusica (spiegare musica con altra musica) e mi
gioco le carte delle band di riferimento: Mùm, Amiina, Delgados.
A ricerche vocali e sofisticatezze folktroniche, infatti, gli Aedi di Aedi
Met Heidi alternano sfuriate di chitarra degne della migliore tradizione
indie-rock e indie-pop (On The Second Floor su tutte).
Aedi Met Heidi rivela addirittura tracce dell’indimenticata Kate Bush,
complice anche la bella voce di Celeste Carboni, anche impegnate al
clarinetto.
Non c’è traccia di malinconia e di melodie depressive negli Aedi; semmai
l’emozione più ricorrente è quella della gioia che segue lo stupore.
E noi ci uniamo a loro, beati e gratificati dall’ascolto di quest’album
davvero bello e che vi consigliamo senza riserve.
Massimo Garofalo
http://www.rockshock.it/recensione-aedi-met-heidi/
MusiClub
Un album che nasce
dall\'incanto, dalla sorpresa e dalla magia, dove melodie solari e non
scontate accompagnano testi nei quali si alternano momenti ludici e giocosi
ad altri più introspettivi e riflessivi. Se la voce femminile, impiegata in
modo originale e non scontato, rimanda, senza essere derivativa, alla nuova
musica scandinava pop/sperimentale; l’uso della lingua inglese e le sonorità
riportano invece a quell’attitudine a mischiare continuamente le carte in
tavola tipica della scena brooklyniana. Nati a Macerata come band
indie-rock, altri due lavori alle spalle, gli Aedi hanno riscosso, negli
ultimi anni, un buon successo di pubblico e critica. Accademici e
disordinati, giocosi, intimi, colorati a volte silenziosi, hanno diviso il
palco con artisti del calibro di Beangrowers (Malta), Quintorigo, Beatrice
Antolini, Moltheni, Annie Hall, La Fame di Camilla, Zu, Farmer Sea etc..
Vincitori di numerosi concorsi e rassegne, un ottimo secondo posto alle
finali di Italia Wave, la band marchigiana ritona oggi con questo nuovo
album per Seahorse Recordings. \"Aedi Met Heidi\" ci riporta ad un mondo
migliore, colorato e leggero, dova la leggerezza -però- non ha nulla a che
fare con la superficialità di un\'estetica vuota e senza senso. Piuttosto,
gli Aedi riescono ad evocare con le loro canzoni la naturale bellezza di una
realtà calma e bucolica, fatta di foglie, fiori, cascate, scenari positivi e
sereni, dove non esistono pericolo e paura. Un album raffinato, espressione
originale di un indie-pop-rock versatile e fantasioso. Da ascoltare e
riascoltare in attesa della primavera.
http://www.musicclub.it/giornale/2010-12/recensioni/aedi-aedi-met-heidi
good times bad times
Qualcuno nel 1994 parlava di un "naturale processo di eliminazione".
Nella musica questo tetro concetto prende le difese delle produzioni
migliori, lasciando marcire, e pertanto eliminando, ciò che vale poco e
lasciando spazio a quello che invece ha un valore artistico e musicale
notevole. Peccato che sia un processo che funziona solo per scelta
dell'ascoltatore e non per scelta discografica, altrimenti chi si
prenderebbe il rischio di produrre robaccia come l'ultimo dei Dari?
La Seahorse Recordings però deve aver preso spunto da questa mia teoria,
seppur non conoscendola, perché numerose loro release risultano essere
album di grande livello, e Aedi Met Heidi non fa certo differenza.
Questi ragazzi propongono una formula fresca, condita da tonnellate di
inventiva ed espedienti atmosferici che lasciano da parte gli estremismi
tecnici per far parlare le emozioni. Lo fanno in primis grazie alla
splendida voce femminile, con quella timbrica altalenante tra Bjork e
Dolores O' Riordan, entrambe placate dal dolce ma rigoroso tentennare
del pianoforte che accompagna gran parte del disco. Questa sorta di
dream-pop dall'aria sbarazzina si fonde quando meno lo si può prevedere
con sferzate di alt-rock e punk, grazie ad alcune distorsioni di grande
presa, taglienti e profonde al punto giusto, che come uno squarcio sul
terreno separano due sponde, quella del comparto pop e quella più rock,
roboante e nervosa. Il "nervosismo" è un aspetto che si vede soprattutto
nei passaggi aggressivi di brani come "On The Second Floor", tra i
migliori di tutto il lavoro, e nella costruzione di "Monster, tra i
pezzi più easy-listening. In realtà questa traccia si presenta come un
intelligente collage, seguendo uno stile di songwriting il cui filo
conduttore nell'intero disco sarà chiaro ai più solo verso il terzo o
quarto ascolto. "Black Keys" ricorda certo pop inglese come i Keane,
sarà per il piano, però funziona. Meno delle altre ma funziona, più che
altro per qualche elemento di "già sentito", sfumature che nella
complessità della trama del disco possiamo anche ignorare in blocco.
"The History Of A Funky Nanny Goat" rivive le strutture dei brani
post-rock più classici con il sound più placido degli Aedi, e questo la
rende un piccolo masterpiece. Si vivono anche attimi di inatteso
trip-hop, che la voce sempre ricorda in qualsiasi secondo del disco
(forse i sussurri della troppo celebre "Teardrop" dei Massive Attack?),
tra gli echi di "Peter and Clara" ad esempio).
Paragoni a parte gli Aedi producono un disco di indubbio valore
artistico, incastonato all'interno di un panorama che in Italia ha
sempre proliferato poco proprio perché funziona poco. Ci penseranno loro
a portarlo alla ribalta? Sinceramente non sta al sottoscritto deciderlo,
ma quello che è certo è che un album come questo merita di essere
ascoltato da più persone possibile, grazie allo splendido mix di
atmosfere che sa ricreare, rendendosi automaticamente adatto ad un
insieme infinito di situazioni tra le più disparate. In sintesi,
un'ottima uscita per questo duemiladieci giunto al finale.
Voto: 8
MusicBox
Se John Cale decidesse di fare un viaggetto a Macerata alla ricerca di ciò
che lo unisce a Elizabeth Fraser o ai Sigur Ros, a Kate Bush o ai Genesis,
troverebbe la pentola d'oro alla fine dell'arcobaleno. Gli Aedi sono questo
e molto altro. L'incantevole ed eterea voce di Celeste Carbonici guida
attraverso le magiche trame di superbi arazzi sonori, sapientemente tessuti
da chitarre – tastiere – basso – batteria in un disegno sospeso e sognante,
pregno della dolcezza acida e solo apparentemente innocente racchiusa in un
racconto fiabesco o nella melodia di un carillon. On the second floor
espolode ed implode, è pulsante energia onirica tra acid rock e Debussy. Il
basso e la batteria di She is happy aprono il varco all'incontro sublime di
chitarra, piano e voce in un crescendo emozionale ed emozionante. Kate
Bush fa capolino nella leggiadria melodica e armonica di Peter and
Clara che, con Black Keys e Heidi riportano alla mente echi dei Panoramics pre-Bugie
colorate. The history of a funky nunny goatci culla ipnotica e struggente da
un piccolo angolo di Paradiso. La purezza e la potenza del sogno, l'eleganza
e la passione dell'arte. Bellissimo.
Maurizio Galasso
http://musicbx.blogspot.com/2011/01/short-reviews-aedi-aedi-met-heidi-2010.html
WhipArt
AEDI. Dalle Marche con furore il sound che non ti
aspetteresti mai
Pubblicato il 9 dicembre 2010, AEDI MET HEIDI, segna il ritorno della band
degli AEDI, provenienti dalle Marche (nascono a Macerata per la precisione).
Album che, vuoi per l'uso della lingua inglese, vuoi per le sonorità,
dimostra quanto essere a Macerata o Brooklyn NYC o Reykjavík non abbia più
molta importanza se si ha talento.
Divenuto noto in particolare grazie all'EP Polish (uscito per l'Elevator
Records/Jestrai nell' Aprile 2009), il gruppo indie - rock degli AEDI,
vincitore di numerosi concorsi e rassegne, ha ricevuto consensi positivi fin
dal primo lavoro autoprodotto The Adventures of Yellow. Il debutto ufficiale
avviene finalmente con AEDI MET HEIDI. Hanno suonato con Beangrowers
(Malta), Quintorigo, Beatrice Antolini, Moltheni, Annie Hall, La Fame di
Camilla, Zu, Farmer Sea etc, ma gli AEDI non si avvicinano a nessun nuovo
talento frutto del XX secolo. Sono unici. Il sound formulato da Celeste
Carboni (voce, tastiere, clarinetto), Paolo Ticà (chitarra, sinth, casio,
timpano), Jones Piu (basso), Claudio Innamorati (chitarra, glokenspiel),
Filippo Tacchi (batteria), è qualcosa che nasce dal profondo, dalle viscere
di un sogno che potrebbe realizzarsi da un momento all'altro. E siamo solo
alla prima traccia: "Easy easy tale". Come un fulmine a ciel sereno irrompe
"On the second floor", anche se l'energia trasmessa non è continua; la
batteria diviene protagonista a tratti e ciò non permette alla traccia n°2
di essere amata nel complesso. Scorre veloce il tempo e si arriva senza
accorgersene a metà dell'opera con "Monster", che molto ricorda le sonorità
globali del progetto discografico My life on a pear tree dei Le-Li (Garrincha
Dischi, 2010). Continua il percorso degli AEDI in un mondo fantastico e
traboccante di note magiche, ma potrebbe essere arrivato il momento di
svegliarsi bruscamente e di regalare maggiori momenti imponenti come quelli
vissuti in a "The history of a funky nanny goat": rock delicato che però non
ha paura di affrontare gli scheletri riposti nell'armadio, che colora le
note di viola scuro e non di rosa pesca, che copre le orme del peccato con
fango e non con scie luccicanti. Per far parlare di sé a volte si ha bisogno
di interpretare anche la parte del cattivo. Le ninne nanne lasciamole a chi
non ha niente da dire. Provvisti di talento, gli AEDI sono difatti una delle
realtà musicali più interessanti degli ultimi cinque anni.
La band sintetizza AEDI MET HEIDI in questo modo: «Quando l'accademico
narratore incontra la fantasia, così rigoroso e imitativo, si perde
nell'incantevole magia di un personaggio spontaneo, divertente e giocoso,
abbandona gli schemi per poi riprenderli nei momenti avvolgenti, diventa
serio, riflessivo, ma ama deridersi!». Parole che, messe accanto a
determinati elementi caratterizzanti il disco (ovvero una voce che rimanda a
Dolores O'Riordan e Tori Amos, melodie intense e il sound folk-wave-indie),
possono divenire esaustive, ma anche molto limitanti. Non c'è monologo o
citazione capace di raccontare nel migliore dei modi l'esperienza personale
che si intraprende nel momento in cui si decide di ascoltare AEDI MET HEIDI.
Heidi è pronta ad accogliervi e a tendervi la mano, ma tutto quello di cui
si ha bisogno è solamente una mente aperta a 360°.
http://lnx.whipart.it/html/articolo-7784.html
Jesusmile
Difficilmente se non si ha alle spalle l'ascolto di almeno un paio di dischi
di Bjork e qualcosina delle Cocorosie, si riuscirà ad andare oltre la terza
traccia di questo Aedi met Heidi. Infatti, l'evocativa voce di Celeste
Carboni potrebbe sembrare pletorica, pesante o ripetitiva per i 40 minuti di
questo disco. Ma a noi ste voci capaci di trastullarsi dolcemente prima di
improvvise escursioni di registro, ci piacciono eccome.
Il modus operandi degli Aedi è la ricercatezza musicale e questa strana
formula di pop, in bilico tra tradizioni rock classiche e avanguardia,
capace di appassionare al contempo gli abituè delle discoteche "alternative"
ed i cultori dell'indie-rock.
Merito di brani sempre potenti e immaginifici, sensuali e ammalianti fin
dalle prime note.
Ascoltare per credere la filastrocca iniziale di Easy easy tale, l'upbeat di
She is happy (bellissimo il video ad opera di Marco Modafferi, Francesco
Tortorella e Davide Marchi), la soffice Peter and Clara o la ballata sinuosa
di Heidi.
Un disco a suo agio sui più svariati versanti musicali.
Clov
http://jesusmile-fanzine.blogspot.com/2010/12/aedi-aedi-met-heidi.html
Music on Tnt
Aedi met Heidi promossa da Seahorse recordings, Gratis produzioni, Audio
globe e Lunatik si apre con Easy Easy tale, che a differenza del titolo
appare un opera tutt'altro che di facile consumo. Il breve brano si propone
di raccontare una storia soltanto attraverso il canto di Celeste Carboni,
unito ad un docile controcanto femmineo, capace di valicare scale vocali che
in meno di un minuto ci introducono nel magico mondo degli Aedi, rara e
felice realtà nostrana, dedita alla musicalità dell' estremo nord europeo.
La caratteristica portante di questo album è senza dubbio quella di non
annoiare mai; ogni canzone ha la fattezza di una gustosa suite dai
diversificati movimenti. Un esempio chiarificatore è senza troppe esitazioni
On the second floor , che come incipit porta con sé un riff granitico
innestato tra rock & grunge, posizionato nel bel mezzo di un dialogo tra
chitarre. Il duetto finisce per bloccarsi d'improvviso nel tentativo
(riuscito) di ricercare un anima da raddolcire, attraverso i tasti bianchi e
neri di un pianoforte ed una batteria soffice capace di elevare una voce
tanto particolare quanto inusuale. Un'alternanza di sentimenti e sensazioni,
metafora di una vita ciclotimica, che trova pace in un finale post rock in
cui la voce di Celeste gioca sull'estremizzazione delle note alte.
Il magico viaggio all'interno del packaging cartonato, prosegue con She is
Happy traccia scelta per la realizzazione dl video lancio. Il brano racconta
in maniera giocosa ed allegra note piacevolmente tinte di pop alternative,
preparatorie ad un climax sonoro in cui tutte le forze musicali vengono a
colpire in un unico centro, definendo una perfetta mistura musicale molto
vicina a quei God is an Astronaut di All is violent all is bright. Il finale
aperto si sposta verso un rasserenante inseguimento che la sussurrata voce
adopera nei confronti di un utilizzo sapiente della batterie e di un organo
che da chiusura in una sorta di appendice sonico.
Con Peter and Clara si da poi il via ad un’aura favolistica, adatto a
racchiudere una sorta di minimalismo giocoso di una fisarmonica protratta
verso un ritmo ridondante e quasi bambinesco a differenza della
seguenteMonster, il cui incipit sembra voler essere un esplicito omaggio
all'arte dei Fanfarlo. Il finale Sigur ros style da entrata a Black Keys
prima e Heidi poi, brano in cui un spensierato piano ed un cantato
semplicistico raccolgono note tanto bucoliche quanto ipnagogiche, derivanti
da un titolo che può essere o vuole essere fuorviante.
Ma il bello ancora deve arrivare, infatti è proprio con The history of a
funky nanny goat che ritroviamo la cima di quelle arrotondate montagne della
cover art. La traccia numero 9 è senza dubbio è la fiammella che mi ha fatto
invaghire degli Aedi, con la sua veste post alt rock, da cui trapelano
sentori provenienti da quei fioriti giardini di mirò, anche se senza
influssi radicalizzati. L'ennesima altalena di sensazioni è legata
imprescindibilmente ad una vocalità davvero splendida, che può e deve essere
odiata o amata, senza l'utilizzo di mezzetinte, proprio come accade nel
conclusivo capitolo di questo full lenght. Tin Tun Tan, in cui si simula il
suono caldo e disturbato di un vecchio vinile impolverato, che rivive su di
una difettosa puntina. Una ninna nanna sussurrata da una voce lontana,
delimitata e cadenzata dai tasti del pianoforte, che racconta in maniera
ciclica un movimento lento, pensoso e fantasioso, soffice come quelle nuvole
estive che prendono vita grazie alla fantasia dei bambini che le osservano.
Insomma una musicalità spinta verso la parte più dolce dei compositori
islandesi, riuscendo a fondere nel calderone anche un funzionale rumorismo,
che non disturba, ma aumenta la caratura di uno tra i migliori brani di
questo ottimo album.
Loris Gualdi
http://www.music-on-tnt.com/recensioni/articolo.php?id_articolo=928
LoudVision
Italia, Islanda, NYC in 39 minuti
Questo allegro quartetto maceratese si affida alla Seahorse per il suo
debutto ufficiale, dopo il primo disco (autoprodotto) e un EP molto
apprezzato. Si tratta di un pop decisamente sperimentale, con vocalizzi
femminili molto particolari e accattivanti. Atmosfere allegre, intervallate
da intermezzi più riflessivi, il tutto composto da parti strumentali
interessanti (l'incastro delle tastiere con gli altri strumenti è a regola
d'arte). Il meglio del disco emerge soprattutto nelle parti strumentali: non
c'è nessun pezzo noioso oppure suonato male. Disco gradevole, uscito in
autunno ma tutt'altro che autunnale.
Sostanzialmente ci troviamo davanti a un album molto solare, con ritmiche
uptempo che fanno saltellare allegramente ad ogni traccia. Il tutto appare
quasi un gioco, la voce femminile di Celeste Carboni che sale, riscende poi
sale di nuovo, incastrandosi perfettamente nelle melodie create dalla parte
strumentale. La band è italiana, il sound sembra provenire dal nord Europa,
il cambiare continuamente genere è tipicamente newyorkese. Mix di idee, di
suoni, di influenze che rende questo disco unico nella sua varietà.
Interessante scoperta italiana: nulla che faccia stropicciare "occhi e
orecchie", ma qualcosa di nuovo c'è, soprattutto nel sound e nell'idea
complessiva del disco. La speranza è che la band continui su questa
falsariga. 7/10
Carlo Beccaccini
http://www.loudvision.it/musica-dischi-aedi-aedi-met-heidi--4625.html
Mag Music
Apro la porta e mi trovo in una stanza piena di luci e colori allegri. È
tutto delicato, solare e tiepido, sembra il primo giorno di primavera dopo
un lungo e gelido inverno. Incontrare Heidi mette proprio di buon umore, non
c’è che dire.
Easy easy tale, intro del disco, sembra la colonna sonora del disgelo e
dello sbocciare dei primi fiori tra la neve. Si capisce subito che la
splendida e morbida voce di Celeste Carboni ci guiderà leggera tra paesaggi
allegri e momenti aggraziati. Ma non c’è solo questo: non mancano alcune
impennate strumentali classicamente post-rock come in Black Keys, Geometric
Plane e The History of a funky Nanny Goat.
Ma quello che serpeggia sempre sotto tanta purezza è il rompere gli schemi
per poi riprenderli subito. Quasi come se tutto il lavoro fosse una bella
favola o un gioco. E giocare su questi passaggi, su questi emozionanti
sali-scendi agli Aedi riesce proprio bene. Non abbiate fretta di spegnere il
lettore dopo l’ultima traccia, forse tutta questa delicatezza nasconde
qualcosa di più inquietante…
Post-folk? Forse…
Daniele Bertozzi
http://www.magmusic.it/2011/01/31/aedi-aedi-met-heidi/
Mescalina
Gli Aedi sono un
quintetto di Macerata già esposti al pubblico con un CD autoprodotto ed un
EP del 2009. Con questo lavoro il gruppo propone il suo esordio per la
Seahorse con un imprinting indie a cavallo tra algidità islandesi,
minimalismi britannici e sensibilità pop. Il lavoro si impernia sui
vocalismi della singer Celeste Carboniche “buca” decisamente il lettore con
una personalità evidente anche se mutevole, con effetti tra la carezza e
l’impatto vagamente lisergico; basti ascoltare il cantato a canone del
cammeo Easy easy tale per averne un immediato assaggio.
Spicca il felice rapporto tra semplicità ed originalità delle linee
melodiche, che costituiscono certamente il secondo ingrediente del lavoro;
ritmo ed armonia sostengono l’effetto ammaliante del canto anche con
interventi dialettici, come in On the second floor in cui gli special
strumentali hanno cenni di vigore in alternanza alla leggerezza della linea
orizzontale, per poi convergere in una sintesi finale in cui anche la voce
si fa più grintosa. Stesso effetto si ha in She is happy, in cui però
crescendi e diminuendi tra voce e strumenti vanno più all’unisono.
Si potrebbero richiamare i Mum, Belle and Sebastian, qualche gruppo indie
finlandese a libera scelta, ma tutto sommato resta un calore di fondo che
ricorda la matrice nazionale del combo, che porta a far prevalere la
comunicatività al distacco. Black Keys è il brano che abbiamo preferito, con
i fraseggi del piano a sostenere una linea di candida ballata popolare ma
c’è anche la verve più pop e classica di Geometric Plane, che propone una
maggior modulazione delle dinamiche ed anche un bell’intervento al
clarinetto. Un cenno all’art cover, tra elementi psichedelici e surreali, e
un unico rammarico: l’assenza del libretto che, in un modo o nell’altro,
avrebbe aiutato a fotografare in modo definitivo un buon esordio, denso di
presupposti per ulteriori sviluppi.
Vittorio Formenti
http://www.mescalina.it/musica/recensioni/aedi-met-heidi-aedi-met-heidi
I Think Magazine
Il quartetto di Macerata tenta, nel primo album (Aedi Met Heidi, uscito per
Seahorse Recording) di dar forma ad un indie-pop delicato e dalle tinte
eteree, proponendo soluzioni musicali che spaziano dalle giocosità bucolica
dei Belle & Sebastian, un certo mood da pop scandinavo, e momenti più
"spinti", in cui il crescendo dell'intreccio diventa vorticoso e d'impatto.
C'è da dire che il gioco risulta efficace per buona parte dell'album. Il
brano introduttivo, Easy Easy Tale, fornisce un assaggio rappresentativo del
mood che si svilupperà nell'arco delle dieci tracce, e, soprattutto,
introduce alle raffinate capacità vocali della cantante.
I virtuosismi di Celeste Carboni rappresentano forse l'elemento più
importante nell'economia dell'opera. I momenti in cui l'album non decolla, o
risulta piatto, spesso derivano da una cattiva integrazione delle parti
vocali con il lavoro strumentale, come nella seconda traccia On The Second
Floor. Un mezzo passo falso, in cui anche la dinamica del pezzo sembra un pò
forzata, e l'alternanza di "pieno" e "vuoto" risulta inefficace. Dinamica
che invece dà il meglio di sé in pezzi come Monster, Geometric Plane, Black
Keys o The History Of A Funky Nanny Goat.
Quando gli Aedi spingono un pò sull'acceleratore, riuscendo a tenere le
redini del pezzo, l'impatto emotivo è assicurato.
Un disco gradevole, capace nei suoi momenti più riusciti di emozionare, ma
che soffre forse di una produzione un pò troppo piatta. Ma certamente la
band sembra sulla strada giusta, pur necessitando di qualche smussatura e di
approdare a soluzioni che siano più fluide nel loro dispiegarsi.
Francesco Caputo
http://www.ithinkmagazine.it/component/content/article/72-articoli-home/624-recensione-aedi-aedi-met-heidi-.html
Audiodrome
Una fiaba (oppure cento), un personaggio (oppure mille) che prendono vita
nella finzione del narrato, come nel raccontare del narratore stesso. Un po’
come quando notte e giorno collidono, la visione musicale della band di
Macerata, qui al vero debutto, è caratterizzata dalle forti alternanze
sonore: delicatezza e spigoli, ruvidità e dolcezza. Reminescenze scandinave
si insinuano su letti di pianoforti scintillanti e lacerano il tessuto della
narrazione quando sono le chitarre e il basso a parlare, raccontando di
serietà e meraviglia, delle capacità curative dell’autoironia e
dell’espressione di se stessi in musica. Cadenzati e contagiosi, i pezzi di
Aedi Met Heidi scorrono via piacevoli e pungenti, gioiosi e ricercati. Non
si può fare a meno di segnare la band di Celeste Carboni (voce, tastiere,
clarinetto), Paolo Ticà (chitarra, synth, casio, timpano), Jones Piu
(basso), Claudio Innamorati (chitarra, glokenspiel) e Filippo Tacchi
(batteria) tra quelle band da tenere d’occhio. Ampiamente mezza stella in
più e una risata da una bocca di sassofono vi catturerà.
Giampaolo Cristofaro
http://www.audiodrome.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=7054